Bamberas

“En la plazas de mi pueblo ya no se escuchan Bamberas
Que ora cantan las mozitas ritmos de afueras
 Adiós columpios y sus vitas”

El color de tu pelo
negrito como la mora
negrito como la mora
y lo rizos de tu pelo
son alegres caracolas
y tú eres mi desvelo.

Tu clavel y una amapola
yo eres el campo tú eres jardín
yo eres el campo tú eres jardín
y una historia tan bonita
que no la podemos vivir
que a mí el sentío me quita.”

Cuando sale la lucera
veo tus ojos brillando
veo tus ojos brillando
veo tus ojos brillando
mi cara es la que te espera
y te lo digo cantando
y te lo digo cantando
a compás de esta Bambera.”

Le Bamberas nascono dall’afflamencamento del ‘cante de columpio’ (canto dell’altalena) appartenente al folclore tradizionale andaluso, anche conosciuto come Bambas o Mecederos. Questi canti venivano intonati durante le feste di campagna, durante la Quaresima, la Settimana Santa, la Romeria e durante il Carnevale, quando ragazzi e ragazze avevano occasione di incontrarsi e “amoreggiare”. Questi “canti dell’altalena” trattano generalmente temi amorosi: un ragazzo e una ragazza (che va in altalena) fanno conoscenza e tra i due si instaura un dialogo malizioso e puerile, delicato e grazioso, profondo e sensibile. Proprio l’altalena veniva chiamata la “estación del amor“, perché i giovani contadini, attorno ad essa, coglievano l’occasione per conoscersi e corteggiarsi. In molti paesi di campagna si facevano vere e proprie gare tra chi riusciva a spingere la ragazza più in alto;  le ragazze indossavano gonne molto ampie in modo che i ragazzi potessero guardare i piedi e le gambe scoperte. Durante queste competizioni, alle quali partecipavano più coppie, quando l’altalena arrivava in alto, collettivamente si rematava la copla con un estribillo. Le Bamberas quindi, come la Nana, la Pajarona e altri cantes de trabajo (canti di lavoro), appartengono alla tradizione contadina delle province di Cadice, Siviglia e Huelva. Le Bamberas più diffuse sono:

  1. Le Bamberas Sevillanas, interpretate ovviamente a Sevilla e nei diversi villaggi della sua provincia: Aznalcollár, Lebrija, Utrera, Marchena, Mairena del Alcór, Alcalá… Queste Bamberas sono eseguite con melodia e aire di Bulería por Soleá
  2. Le Bamberas Gaditanas e di Arcos de la Frontera, interpretate nella provincia di Cadice e nello specifico ad Arcos de la Frontera, eseguite con aire di Guajira

Il Compás.
Trattandosi di un cante folclorico “afflamencato”, la Bambera può essere interpretata seguendo una qualsiasi ritmica flamenca. In origine veniva cantata por Fandango, altre volte por Tangos e por Soleá, Soleá por bulería ed Alegrías. Attualmente il compás con il quale si accompagna è quello proprio a tutte le Soleares, tant’è che da molti viene condiderata tale. Questo si deve all’interpretazione del Maestro Paco De Lucía, il quale, accompagnando il cantaor Naranjito de Triana, nel disco “A Triana” (1970), gli impresse un chiaro ritmo di Soleá, che è rimasto poi il modello ritmico del palo. Come riporta José Manuel Gamboa: “Il concetto apportato da Paco e Naranjo sarà la guida definitiva dello stile”.  S’impose quindi l’accompagnamento con aire di Bulería por Soleá. Di seguito gli accenti:

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Tonalità e Chiave.
La Bambera ricreata da Pastora Pavón, conosciuta come la Niña de los Peines, che può essere considerata la vera artefice della Bambera flamenca, è in modale andaluso e alla fine di ogni verso viene attuata una cadenza in tono minore. Generalmente le Bamberas si accompagnano nella tonalità di Mi o Fa (por arriba). Alcune Bamberas possono essere eseguite in tonalità maggiore.

Il cante e la letra: struttura e caratteristiche
Questo cante è sempre stato ignorato dai puristi del flamenco, proprio perché era inconsueto poterlo ascoltare durante festival e recitales flamencos, supponendo si trattasse di una forma folclorica. La Bambera è uno degli esempi più chiari di afflamencamento di un canto popolare, e come tale veniva eseguita, almeno in origine, senza compás, senza accompagnamento della chitarra e non veniva ballata. Era semplicemente una canción folclorica aflamencada. È un cante che presenta un proprio andamento melodico, assolutamente riconoscibile.

Esempio di struttura del cante por Bambera:
Salida (ingresso al cante)
Letra di Bambera 4 versi (Cantes del Columpio, varie letras)
Letra di Bambera 5 versi (Quintina di remate alla letra,  altre volte presente solo in questa forma, o intercalate fra le letras di 4 versi).

La letra di Bambera è un canto formato da coplas di quattro versi ottosillabici o, a volte, il primo e il terzo settenario e il secondo e il quarto pentasillabo, come se si trattasse di una Seguidilla. Si rimano in modo assonante, di norma al secondo e quarto verso. A volte il secondo verso si ripete, per farla divenire una quintina. Altre volte vengono ripetuti i due versi finali ottenendo così una sestina.

Tradizionalmente il canto veniva concluso da una quintina, che veniva eseguita in coro. A volte la quintina era inserita tra le quartine, altre volte invece era unica protagonista del cante.

Proponiamo di seguito la versione di Pastora Pavón Cruz, “La Niña de los Peines”artefice dell’afflamencamento di questo cante. Si tratta di un Fandango con aroma di Soleá. 

“Entre sábanas de Holanda
Y colcha de carmesí,
Y colcha de carmesí
Está mi amante durmiendo
Que parece un serafín.
Entre sábanas de Holanda”

Eres palmera y yo dátil,
Tú eres sarza y yo me enredo;
Tú eres sarza y yo me enredo
Eres la rosa fragante
Del jardín de mi deseo.
Eres palmera y yo dátil.”

Ay arribita arribita
hay una pila de oro
hay una pila de oro
donde lavan las mozitas
los pañuelos pa’ lo novios
ay arribita arribita
ay arribita arribita.”

Eres una y eres dos,
Eres tres y eres cincuenta;
Eres tres y eres cincuenta
Eres la Iglesia Mayor
Donde todo el mundo entra,
Todo el mundo menos yo.”

A seguire un altro esempio di Bambera, cantata dal Perro de Paterna, che la esegue a ritmo di Bulería por Soleá, versione attualmente più diffusa e riconoscibile:

Perro de Paterna, Bamberiéndose en el viento 

(Bambera 5 versi)
Por ver de nuevo a mi lao
Bambera tú no lo intente
Por ver de nuevo a mi lao
Lo nuestro (día) ya se ha acabao
y borráme de tu mente
Porque yo ya te he borrao.

(Bambera 5 versi)
Aunque daño me ha causado
Yo no te guardo rencor
Aunque daño me ha causado
Bambera tú me ha dejao
Sin motivo ni razón
Dios te habrá perdonao.

(Bambera 5 versi)
Solo bebo y me divierto
pero sin faltar(e) a nadie
Solo bebo y me divierto
Y vuela mi pensamiento
Como una nube en el aire
Bambeándose en el viento.

Il baile
La Bambera come detto non è un cante nato per il baile. Attualmente viene comunque ballata come se fosse una Bulería por Soleá.

Un po’ di storia…
È curioso sapere che la parola Bambera non appare nei dizionari di lingua spagnola; senza dubbio si trova il termine “bamba” e il suo campo semantico. Don Juan Corominas, nel suo Breve diccionario etimológico de la lengua castellana, dopo aver segnalato che “bamba” può equivalere a “bobo”, dice che “Alla stessa famiglia appartengono il cubano, hondureño, andaluso e salmantino “bamba” che significa “columpio”, e relaziona il termine con quello di “bambolear” a cui si da il significato di oscillare, e che appartiene a una radice di ragione espressiva comune a molte lingue (per esempio, il greco “Bambaíno”, che significa “io dondolo”)”. Sulla stessa linea di pensiero si colloca il Profesor Buendía López e la Real Academia de la Lengua.

Lázaro Núñez Robres (Almansa, 1827), alunno di Carnicer, Pedro Albéniz e Baltasar Saldoni, nel 1867 pubblicò la Música del pueblo, con 50 canti popolari registrati tra il 1866 e il 1867. All’interno di questa collezione, appare un canto de columpio, esempio che successivamente appare in un’altra raccolta: dodici canzoni popolari spagnole riviste e adattatere da Eduardo Toldrá intitolata La Bamba (el Columpio), risalente al principio degli anni ’40. Anche se armonizzato in Fa Maggiore e con un accompagnamento più elaborato e letras differenti, le melodie sono le stesse di quelle raccolte da Lázaro Núñez-Robres.

Con il franchismo furono proibite queste canzoni, perchè viste come “troppo audaci”. Ma attraverso la tradizione orale fortunatamente non andarono perse ma si conservarono come testimonianza della cultura di un popolo, quello contadino.
L’origine della Bambera flamenca si deve alla Niña de los Peines che mise questo canto a compás di Fandangos con aroma di Soleá accompagnata dalla chitarra di Melchór de Marchena nel 1949, dandogli ella stessa il nome di Bamberas. La registrarono nel novembre del 1949 nel disco “La voz de su amo“, cantando la copla Entre sábanas de Holanda, dell’autore Eduardo Durán Ramírez, El Gitano Poeta (Siviglia 16 novembre 1884/Barcellona 1980).
Ripresa nel 1970 da Fosforito e da Naranjito de Triana, accompagnati dalla chitarra di Paco de Lucía, gli fu definitivamente impresso il compás della Soleá, che suonata con più ritmo e aire più leggero diviene Bulerías por Soleá/Bulerías al golpe.
Morente, nel suo disco Lorca, interpreta questo canto por Tangos.
Prima della registrazione di Pastora  la Bambera era già stata cantata da Pepe Marchena e Pepe Pinto, senza però che gli fosse attribuito il nome di Bambera. Negli anni ’30 il marito della cantaora, Pepe Pinto, l’aveva registrata con il titolo generico di Fandangos, basandosi, si dice, su una melodia ascoltata ad Aznalcázar, uno dei luoghi dove più comunemente si montavano le altalene. Dieci anni più tardi el Niño de Marchena la aveva interpretata nel film “Martingala” diretto da Fernando Mignoni: una Bambera en aire de milonga libre, con la copla “Y es bonita y chiquita / así es como yo la quiero / y es una campanillita mu’ bonita / de las manos de un platero / que a mí hasta el sentío me lo quita”.

El columpio – Francisco de Goya, 1779

Sarà successivamente interpretata da molti cantaores, ognuno con matrice diversa, ma mantenendo la melodia proposta dalla Niña. José Luis Buendía, disse in merito: “La Niña de los Peines, como fece con molti altri canti andalusi, raccolse queste letras, le unì nel compás di una Soleá alleggerita nel ritmo, con la dolcezza e la maestria che solo lei possedeva, e realizzò questo “travaso” bellissimo, percorso tante volte ripetuto per la forgiatura del cante jondo andaluso, ¡Eso es! Raccogliere dal seno del folclore delle zone limitrofe e afflamencare, dargli lucentezza e profondità, donandogli un segno inconfondibile per le generazioni future, un gran bel risultato artistico”. Le Bamberas incise su disco sono molte, fra queste ricordiamo quelle di Enrique Morente, Carmen Linares e Rocío Jurado.
Non possiamo poi non menzionare il disco inciso da Camarón de la Isla nel 1979 “La leyenda del tiempo“, che si servì di cantos de columpios con aire de Jota per lasciare ai posteri una delle più significative composizioni della storia del flamenco.
Di questo canto tradizionale si sono occupati molti scrittori: Padre Luís Coloma in Cuadro de costumbres populares fa allusione al cantare intorno all’altalena con accompagnamento di chitarra,  e poi in un patio durante le feste di Carnevale, tradizione ugualmente riportata da altri autori come Blanco White in Cartas inglesas, dove leggiamo “I divertimenti del carnevale, ancora in uso nella classe media andalusa, sono dondolarsi sulle altalene e fare allusioni ai più smaliziati (…)”; Armando Palacio Valdés in Las majas de Cádiz, e Rodrigo Caro (1573-1647) nella sua opera Días geniales o lúdricos, fondamentale per la conoscenza del folclore andaluso.

La parola agli studiosi.
José de Bisso nella sua Cronaca della provincia di Siviglia (1868) lo racconta così: “Le Vampas o Bambas sono una doppia altalena lasciata pendere da un grosso albero, di solito un noce, il cui fondo è una tavola abbastanza resistente; la coppia si colloca su di essa mentre altri fanno il corro (girotondo) cantando e incitando l’andamento dell’altalena. Regolarmente ogni strofa di uno degli appartenti al corro (girotondo) ottiene la risposta degli altri sul columpio (altalena); e la cosa davvero particolare è che in queste occasioni gli amanti si guardano, lamentandosi, con le loro gelosie, il disdegno e con una immaginazione viva e perspicace, s’improvvisano espressive canzoni, mentre nascono tenerezze, galanterie o risentimenti, disprezzi o sfoghi di trattenuta passione”.

Gustavo Adolfo Bécquer, poeta e narratore sivigliano, ne La venta de los gatos del 1862, racconta: “(…) Immaginate questo paesaggio animato da una moltitudine di figure, uomini, donne, bambini e animali formando gruppetti dei più pittoreschi e caratteristici: da una parte il padrone della locanda, rotondo e con una bella cera, che, seduto al sole su una seggioletta bassa, maneggia il tabacco con la cartina tra le labbra per farsi una sigaretta; dall’altra parte un commerciante della Macarena, che canta socchiudendo gli occhi e accompagnandosi con una chitarra, mentre gli altri gli fanno compás con le palmas o sbattendo i bicchieri sui tavoli; un po’ più giù uno sciame di ragazze, con i loro foulard di seta di mille colori e un mazzo intero di garofani nei capelli, che suonano i tamburelli, e schiamazzano e ridono e urlano mentre spingono come pazze l’altalena appesa tra gli alberi (…).
Alla fine i miei occhi si posarono su una delle ragazze che partecipavano a questo allegro girotondo intorno all’altalena. Era alta, magra, dalla carnagione scura, con grandi e neri occhi insonnoliti, ed i capelli ancor più neri degli occhi. Mentre io disegnavo, un gruppo di uomini, tra i quali ce n’era uno che suonava la chitarra con molta grazia, intonava un coro di cantares facendo allusione agli indumenti personali, ai segreti amorosi, ai desideri o alle storie di gelosia e indifferenza delle ragazze che si divertivano intorno all’altalena, le quali rispondevano a loro volta con altrettanti cantares ugualmente spiritosi, piccanti e leggeri”.


Per ulteriori approfondimenti

Bibliografia e Fonti Web:
Wikipedia
Junta de Andalucía
Palos Flamencos. Info
Flamenco Export
Los Palos del Flamenco Facebook
Triste y Azul
Flamencopolis
José Blas Vega y Manuel Rios Ruiz, Diccionario flamenco
Antonio Murciano, Documentario “Los palos de lo Jondo, Bamberas”
José Manuel Gamboa, Una historia del flamenco
Alfredo Arrebola, Flamenco y Folclore
Gustavo Adolfo Bécquer, La venta de los gatos
José de Bisso, Cronaca della provincia di Siviglia
Padre Luís Coloma, Cuadro de costumbres populares
Blanco White, Cartas inglesas
Armando Palacio Valdés, Las majas de Cádiz
Rodrigo Caro, Días geniales o lúdicos
Lázaro Núñez Robres, Música del pueblo

María Jesús Ruiz, José Manuel Fraile Gil, Susana Weich Shahak, Al vaivén del columpio
Don Juan CorominasBreve diccionario etimológico de la lengua castellana


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