Cantes de Juan Breva

malaguenas_cantesbrevaJuan Breva nacque nel 1844, in seno ad una modesta famiglia di Vélez (Málaga). Si chiamava Antonio Ortega Escalona e pare avesse ereditato il soprannome da suo nonno. Morì a Málaga nel 1918, cieco, povero e disgraziato, dopo essere stato uno dei cantaores più celebri.  Nel 1910, registrò cinque doppi dischi per il marchio Zonophone, nei quali oltre ai suoi stili classici, lasciò incise varie SolearesGuajiras e Peteneras. Di questa ultima forma di cante pare che Demófilo lo definì specialista. Juan Breva ebbe illustri ammiratori: Federico García Lorca gli dedicò un bellissimo poema, e Rubén Darío descrisse così il suo modo di cantare: “Juan Breva aúlla o se queja, lupo o passero innamorato, lasciando intravedere tutto il passato di questa regione assolata, tutta la morería, tutta l’immensa tristezza presente nella terra andalusa…” . Fu suo ammiratore anche il gran tenore navarro Julián Gayarre, che invano tentò di ripetere i cantes del geniale cantaor veleño. Juan Breva fu anche un eccellente “trovero“, e molte delle sue letras continuando ad essere cantate anche se in stili diverse da quelli per le quali furono composte. Dopo le registrazioni con la Zonophone, i suoi dischi furono di nuovo registrati per la Gramophone y Gramófono, e successivamente riportati in musicassette.

Nei dischi contenenti Malagueñas, è lo stesso Juan Breva a tenere il ritmo di base con la sua chitarra, mentre Ramón Montoya appartò la sua squisita collaborazione. Nessun cantaor è stato in grado di dare alle Malagueñas de Juan Breva la stessa qualità e lo stesso ritmo delle originali.

Uno dei primi libri scritti in merito alle Malagueñas è quello di José Luque Navajas, Málaga en el cante. Qui l’autore afferma che Juan Breva non abbia mai cantato Malagueñas: “A volte ho sentito dire: Malagueñas de Juan Breva. È un errore. La Malagueña, in senso stretto, è un cante lento, triste, di grande flessibilità nella sua struttura melodica, così come il suo accompagnamento con la chitarra. Non è ballabile”. Luque Navajas diceva che questi cantes erano le Bandolás de Vélez-Málaga, che Juan Breva ricreó e che da allora sono e devono essere conosciuti come Cantes de Juan BrevaSecondo Luque Navajas, Juan Breva partì da una Bandolá corta (che cantò con la letra: “Ni el canario más sonoro”), da un’altra larga (“Tienes tan malas entrañas”) e dal Verdial de Vélez (“En la Cala hay una fiesta”). Una semplice questione semantica ha quindi disorientato aficionados, cantaores e flamencologi al punto che oggi sono in molti a non saper che nome dare a questo stile di Juan Breva: Fandangos, Verdiales, Bandolás, Cantes de Juan Breva. I Cantes di Juan Breva sono molto diversi dalle Malagueñas di periodo successivo, ma non per questo in altri palos è stato cambiato il nome dello stile. Ma purtroppo il caos generato in questo ambito proviene da molto lontano. Ad esempio nel 1907, quando ancora Juan Breva cantava, uscì un disco interpretato dal Diana con il titolo “Fandangos de Juan Breva”, quando nello stesso  periodo le registrazioni che contenevano quello stile canoro titolavano  lo stesso cante come Malagueñas. Allo stesso modo i dischi registrati da Juan Breva stesso nel 1910,  nel quale lo stesso cante assume indistintamente nomi diversi: Malagueñas, Verdiales o Fandangos. Si tratta di un anomalia sicuramente legata all’ambito commerciale. É negli anni sessanta che inizia ad utilizzarsi un nuovo termine, Bandolá, per  descrivere i Cantes de Juan Breva e altri simili, termine mai utilizzato prima di questo momento. Secondo il Diccionario Enciclopédico Ilustrado del Flamenco, il nome di Bandolá si deve a José Navarro Rodríguez e José Luque Navajas, rispettivamente, anche se Ángel Álvarez Caballero nel suo  Historia del Cante Flamenco, puntualizza che il primo fra i due si riferisce soltanto al toque della chitarra, mentre il secondo da il nome Bandolá a questi cantes. Non è l’unica differenza fra i due: Luque Navajas fa derivare la parola da uno strumento musicale chiamato bandola (una specie di liuto); Navarro Rodríguez assicura invece che il termine in questione proviene dal “bandolero” e “bandolerismo” e colloca la sua origine a Ronda, che è per altro il suo luogo d’origine.

Pepe Navarro, anche se considerava inadeguato il termine Bandolá, considerava ugualmente inadeguato il termine Malagueñas. Neppure  a Pepe Navarro nel suo Muestrario de Malagueñeros y Malagueñas, sembra che i Cantes de Juan Breva meritino il nome di Malagueñas, anche se sembra rifiutare prontamente il termine Bandolá. Per lui l’origine della Malagueña si può collocare soltanto ad Álora, sua patria, e scrisse: “Juan Breva fu l’eletto per ingrandire e divulgare afflamencandolo il Fandango natural dei monti malagueños che prese il nome di “Verdiales”. Portò questi Fandangos a Madrid, dove erano talmente sconosciuti che gli dettero il nome di Malagueñas semplicemente perché era il posto dal quale proveniva Juan Breva. Così nacque la grande fama di un uomo che non ha mai cantato Malagueñas“.

Secondo Luís Soler, non si può parlare di cante abandolao nel caso dei Cantes registrati da Juan Breva, prima fra tutte le ragioni perché i dischi dell’epoca riportano la dicitura Malagueñas e mai si parla della parola Bandolá, e secondo perché la Bandolá non esiste come cante e che per queste e altre ragioni i Cantes di Juan Breva non potevano che essere Malagueñas. Anche Manuel Bohórquez nel suo El cartel maldito, vida y muerte del Canario de Alora scrive che erano cantes con ritmo averdialaos o abandolaos ma che si trattasse delle sue Malagueñas di stile personale, sottolinendo che la bandola è una chitarrina a 6 corde con un forte suono e utilizzato per le feste di campagna. 

Demófilo, incluse Juan Breva como unico intérprete di Malagueñas nella celebre lista di cantaores della Colección de Cantes Flamencos.

Fernando de Triana nel suo Arte y Artistas Flamencos: “Il più puro malagueñero conosciuto fino ad oggi: Juan Breva, i suoi cantes erano ballabili dal principio alla fine mentre gli altri cantes por Malagueñas, ad esempio quelli di Chacón e Fosforito, sono diversi e provengono dalla meravigliose fonte del grande compositore Enrique el Mellizo. Questi, benché non cantarono mai Malagueñas pura, seppero elevare questo cante ad un grado evolutivo e di bellezza veramente alto”. Dunque questo breve paragrafo spiega bene ciò che le Malagueñas sono state e sono.

Núñez de Prado, in Cantaores Andaluces, scrisse nel 1904 : “Non c’è dai Pirenei fino allo stretto di Gibilterra posto in cui si ignori l’esistenza del cantaor di Malagueñas Juan Breva, che riempì la Spagna con il grido del suo cuore…”

Pepe el de la Matrona, nel suo Recuerdos de un Cantaor Sevillano, ricorda che: “come cantava Malagueñas quell’uomo…era un piacere ascoltarlo e prima di lui si cantavano solo Soleá, Seguiriyas, Serranas, Polo, Caña, Peteneras e i cantes sin guitarra”

Questa l’opinione di don Antonio Chacónmalagueñero massimo, intervistato da Caballero Audaz y Bagaría, secondo quanto descritto da  Blas Vega nel suo studio biografico del cantaor jerezano: “Nei primi anni iniziare a cantare por Seguiriyas, e dovetti abbandonarla con dolore e seguire il gusto creato da Juan Breva, el Canario e Enrique el Mellizo. Sono imprigionato nelle Malagueñas”. 

“Da dove hai appreso questo cante?” chiese Breva a Chacón, referendosi al Caracoles che aveva appena ascoltato cantare.
“Dal vecchio José el de Sanlucar!”
“E chi è il Re dei Malagueñeros?” chiese di nuovo Juan Breva dopo che Chacón ebbe cantato la sua Malagueñas.
“Siete voi signor Juan!” rispose Chacón.
“E allora io ti dico, in questo Café de Chinitas che mi ha ascoltato cantare tante Malagueñas, che tu canti meglio di me questa Malagueña “nueva”!”
Discussione che è rimasta impressa in una letra che dice:

En el Café de Chinitas
cantó una copla Chacón
y le contestó Juan Breva:
Cantas tu mejor que yo
esa malagueña nueva!

Sono molti coloro che assicurano la denominazione di Malagueñas di Juan Breva: Ricardo MolinaAnselmo González ClimentHipólito RossyD. E. PohrenJosé Blas VegaAgustín Gómez precisamente nell’opera La Voz Flamenca, nel capitolo con titolo “Las Malagueñas de Juan Breva, problema de evolución semántica” dal quale trascriviamo: “Non si possono dare lezioni magistrali senza un semplice spiegazione minima. Ai dittatori del flamenco attuale, servirebbe molto prendersi la briga di spiegare perché vogliano cambiare nome ad uno stile. Allora si che starebbero facendo davvero della flamencologia. Loro sanno che “Malagueña” è un nome gentilizio (di nobile famiglia) che va per tanto applicata ad una forma (cantabile e ballabile) del popolo. Sanno che il popolo canta a compás o con ritmo, per poter partecipare attivamente a tutto. Sanno che Juan Breva apprese le proprie forme dal popolo; è logico che esprimendole come solista  e con personalità rinnovatrice si trattasse dello stesso gentilizio di origine, ossia Malagueñas, con il complemento che gli imponeva originalità, “de Juan Breva”.Vedo molto più logica la denominazione di Malagueñas de Juan Breva che di Chacón o del Mellizo, dove i cantes diventano semplice interpretazione personale, con nessuna pertinenza al luogo di origine

Il termine bandolá usato per designare le Malagueñas de Juan Breva sembra essere già in regressione ed il Diccionario de Cinterco sembra confermarlo: “La maggior parte dei flamencologi dissentono dalla teoria delle Bandolá per mancanza di documentazione attendibile musicale, orale e letteraria”

Se il termine bandolá non risulta quindi adeguato per denominare il cante, risulta possibile qualificare il toque come  “abandolao”, come ad esempio è quello dei Verdiales e ugualmente un qualsiasi Fandango che si accompagni in tal modo. 

Nel libro Los Cantes mineros en lo registros sonoros de pizarra y cilindros di Rafael Chaves Arcos e Norman Paul Kliman si identificano 3 stili complessivi per Juan Breva così chiamati: Malagueña abandolá de Juan Breva 1° e 2° stile, e un 3° stile chiamato Bandolá, dato a ciò che corrisponde al Fandango di Juan Breva.

Nel libro El flamenco en Málaga, di Paco Vargas, i  cantes di Juan Breva sono compresi nei Fandangos de Málaga: “Quando nacque Juan Breva, nel 1844,  le Malagueñas esistevano già riportate come Malagueñas nello stile di Jabera  scrive Serafin Estebañez Calderon nel 1845; da ciò si deduce che il passaggio da Fandangos bailables a Fandangos flamenco era già avvenuto prima di Juan Breva”. Secondo questo autore quindi, Breva si limitò a far conoscere i Fandangos della sua terra con una personale interpretazione e un’altra serie di stili. Egli poi non registrò mai la Malagueña nueva e avrebbe potuto farlo poiché nel 1910 questo cante era ormai completamente definito musicalmente,  così come la Malagueña de la Peñaranda altro non è che la terminazione musicale del Cante de jabegote,  così come lo registra la Niña de los Peines con ritmo abandolao che aveva appreso dal suo viaggio a Málaga. È da dire che Breva però dette ai suoi Fandangos de Vélez un impatto e una flamencura che non avevano. Di questo cante non si può negare l’influenza su vari stili di Malagueñas, ma non si può dire trattarsi di Malagueña perché non è stata lui a crearla. Tre sono i suoi stili anche se diversificati solo da una lieve differenza espressiva del cantaor. Fra questi uno stile di Fandangos abandolaosconosciuto come Fandangos de Frasquito Yerbabuena, quindi sarebbe corretto chiamarlo Fandangos de Juan breva nello stile di Yerbabuena e nella versione di (mettendo al seguito il nome di chi va ad interpretarlo).

Per Jorge Martin Salazar, quattro sono gli stili riconducibili a Juan Breva; tre di questi sono inclusi nei dischi sopracitati, e in merito al quarto non è chiaro se Breva arrivò a registrarlo oppure no, ma lo fecero altri per lui. Due di questi sono Malagueñas 1° e 2° stile, segue un Fandango che in questa edizione è chiamata Malagueña 3° stile + un ultima chiamata Malagueña 4° stile.

Questa la nostra considerazione personale quindi: I cantes proposti da Juan Breva di cui tratteremo in specifici articoli sono Malagueñas e Fandangos, e in maniera più esatta le prime e più anziane Malagueñas, pur non essendo un cante libre e che si accompagna con ritmo abandolao. Chiameremo quindi questi stili Malagueñas viejas abandolás de Juan Breva

Questi gli stili di cui parleremo in appositi articoli: 

Per approfondire: 

Fonti web e Bibliografia:

  • José Roldon Martin, Las Malagueñas y los cantes de su entorno
  • Rafael Chaves Arcos – Norman Paul Kliman, Los cantes mineros através de los registros de pizarra y cilindros
  • Manuel Bohórquez, El cartel maldito – vida y muerte del Canario de Alora.
  • La Razón incorporea 
  • La buleria 

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