Caracoles

“Il suo compás è vivo e misurato al tempo stesso, il suo spirito giovane, vigoroso, fresco come una mattina di maggio e, come essa, pieno di luminosità”
Fernando Quiñones

Abbiamo già detto nella sezione relativa alla famiglia delle Cantiñas che alcune di esse sono fortemente influenzate dai Pregones dei venditori ambulanti, dai loro tipici richiami. Con i Caracoles ne abbiamo un esempio tangibile. Il nome di questo stile di Cantiña infatti, deriva direttamente dal Pregón de la caracolera dove viene ripetuto insistentemente il termine “caracoles“, che in italiano vuol dire “chiocciole”, “lumache”.
Le caratteristiche peculiari di questa forma di Cantiña vanno ricercate nel cante. Il cante por Caracoles infatti è contraddistinto da una tipica melodia, che si ripete più o meno uguale in ogni interpretazione, così come il contenuto dei versi e l’accompagnamento della chitarra.

Il compás
Il compás dei Caracoles è uguale a quello già descritto per le Cantiñas, ma di andatura più moderata, priva di accelerazioni.

La tonalità
Solitamente l’accompagnamento viene effettuato nella posizione di “Do” (Do-Sol7-Fa).
Una differenza sostanziale nell’accompagnamento del cante por Caracoles è una breve modulazione al tono di “Mi” (Do sostenuto al posto del La, Sol sostenuto al posto di Mi) che normalmente non fa parte della progressione, ma immediatamente si torna al Do Maggiore e relativa dominante, che sono gli accordi basici. La misura è la stessa di quella delle Soleares, Alegrías e Bulerías.Tanto il rasgueo come le falsetas devono essere eseguiti a gruppi di quattro compases.
Nell’interpretazione di Fosforito in alcuni momenti si abbandona la tonalità maggiore per giocare sulla scala andalusa. Il punto in cui è più facile percepire questa modulazione è quando il cantaor interpreta i versi: “A donde para Curro Cúchares, El Tato y Juan León“. La stessa modulazione, nello stesso punto della letra, possiamo apprezzarla nella versione più recente eseguita da Chamizo Mena (dal minuto 2:51):

Il cante e la letra: struttura, caratteristiche, tematica.
Tanto nel Caracoles come nel Mirabrás la letra, e di conseguenza la melodia, si allunga per vari compases e non presenta il formato ordinato e schematico delle tipiche letras di Cantiñas, come ad esempio quelle por Alegrías, che sono di quattro versi ottonari.
Il verso poetico dei Caracoles non è di gran valore letterario, e nel migliore dei casi si può dire che i versi sono composti da una collezione di scenette di vita quotidiana madrilena dell’inizio del ventesimo secolo tant’è che, nonostante le origini andaluse del cante, si è di fatto pensato che fosse uno stile proprio di Madrid. Si fa riferimento a venditori ambulanti, a toreri, alla calle de Alcalá, al Café de la Unión (un bar molto frequentato di Madrid), ecc.

Secondo Hipólito Rossyle letras por caracoles, di scarso valore letterario, sono vere e proprie adulazioni da parte dei cantaores professionali nei confronti degli aficionados madrileni, per mostrare la loro gratitudine per essere stati accolti in maniera così calorosa dopo il loro arrivo nella capitale. Essi infatti provenivano dall’Andalusia e per la prima volta, grazie alla diffusione della ferrovia, ebbero l’opportunità di visitare altri paesi come Madrid inizialmente, e poi il mondo intero. Proprio la ferrovia ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione dell’arte flamenca“.
Come detto le letras che compongono il cante por Caracoles, di metrica irregolare, sono generalmente sempre le stesse e comunque non presentano una grande varietà.
Riportiamo di seguito una successione di letras cantate da Antonio Chacón, che può servire a dare un’idea di come si struttura un cante por Caracoles. Le stesse letras infatti vengono interpretate in maniera identica in altre incisioni di altri artisti. 

Caracoles (Como reluce)
Cómo reluce
Cómo reluce
Cómo reluce
Cómo reluce
la gran calle de Alcalá
Cómo reluce
Cómo reluce
cuando suben y bajan
los andaluces

Caracoles (Vámonos, vámonos)
Vámonos, vámonos,
al café de la Unión,
donde estan el Chiclanero
Cúchares y Juan León

Juguetillos (Eres bonita)
Eres bonita,
el conicimiento
el conicimiento
la pasión no quita.
Te quiero yo
mas que a la mare
que me parió

Pregón (¿Porque vendes castañas asas?)
¿Porqué vendes castañas asás,
aguantando la nieve y el frío?
Con tus zapatos y tus medias calás
eres la reina para tu marío
Regordonas, que se acaban,
hermosas como recién casadas,
y tu las vendes por un querer

Pregón (Caracoles, caracoles)
Caracoles, caracoles,
¿mocito qué ha dicho usted?
Que son tus ojos dos soles
y vamos viviendo y ¡olé!

Di seguito riportiamo le tipologie canore riscontrate per il Caracoles. Aprendo i relativi articoli che riguardano questo palo potrete fra gli altri ascoltare Londro con letras di David Lagos e accompagnamento alla chitarra di Santiago Lara. Seguono tracce pre-chaconiane e le quelle di Chacón. Tutto ciò che segue si muove sulle orme del geniale cantaor. Di particolare rilevanza, per quanto riguarda l’interpretazione e il virtuosismo, sono le tracce di Naranjito de Triana. Nella traccia di Rafael Romero il chitarrista, Pepe de Almería, accompagna con un compás binario anziché ternario. La traccia di Antonio Mairena, unico Caracoles da lui registrato con l’evidente intento di omaggiare non la capitale della Spagna ma quella Andalusa. Ma, come riportano Luis Soler Guevara e Ramon Soler Diaz nel libro Los cantes de Antonio Mairena, Antonio ben conosceva la cantata Madrid di Chacón tanto che nelle sue memorie dice lui stesso: “Nel 1951 (sembra che in realtà fosse il 1947 o 1948) debuttammo a Londra, dove si esibimmo per due mesi nel Teatro di Sir Oswald Stoll a Kingsway. Mi disse Luisillo che dovevo fare un solo numero con microfono e guitarrista per riempire un buco che si era creato nello spettacolo. Io cavillavo alla ricerca di un canto che potesse essere compreso dal pubblico inglese e dopo averci pensato a lungo mi venne in mente il Caracoles. Questo feci. La notte della prima, quando fu il mio turno entrai col chitarrista, che mi mise di fronte al microfono, chiusi gli occhi e mi disse: “Sea lo que el Gran Poder quiera”. Mi misi a cantare: “la gran calle de Alcalá…” Quando terminai l’ovazione durò quindici minuti. Io rimasi pietrificato e tutta la compañia sorpresa. Chi avrebbe mai detto che a Londra si sarebbero entusiasmati tanto con il Caracoles!

Il baile por Caracoles
Romero el Tito, un bailaor della epoca dei Cafés cantantes, viene considerato il creatore del baile por caracoles che differisce da quello por Alegrías nella mancanza di una struttura rigida. Rare volte si effettua il Silencio o la Castellana, non si è soliti impiegare desplantes (ovvero remates, llamadas, cierres) e non c’è il finale por Bulerías. Il baile segue un compás relativamente moderato, senza la tipica accelerazione del baile por Alegrías. Potrebbe avere relazione con i “caracoles clasicos“, che appartengono al gruppo dei “bailes con palillos“, ovvero quelle danze appartenenti al classico spagnolo che si eseguono con le nacchere.
La letra por Caracoles, come detto, è più lunga di quella por Alegrías, per questo il bailaor o la bailaora possono dare più spazio al braceo, a posture eleganti e a paseos garbati. Per questo motivo è un baile tipicamente femminile, spesso interpretato con ventaglio, Mantón e/o Bata de cola.


Baile: Flora Albaicín

Un po’ di storia
Circa le origini di questo cante la versione accettata dai più è quella che vede Tío José el Granaíno, cantaor aficionado della seconda metà del 1800, uno dei suoi primi interpreti, se non il creatore de los Caracoles. Probabilmente la sua versione non era altro che la variazione di una canzone popolare intitolata “La Caracolera“, presente in un album di canzoni andaluse di Manuel Sanz intitolato “El genio de Andalucía” , di cui riportiamo il testo:

“De la güerta de Retiro
¿Quién me los merca?
¡Salero!,
que se me errama er puchero
mocita vengaste acá.
No son tan chicos ¡canela!.
venga otro cuarto, ¡jermoso!,
que lo quiero oste es faisioso
y yo soy mu liverá
y yo soy mu liverá
¡Caracoles!
¡Caracoles!
hermano que ise osté
que son mis ojos dos soles
vamos viviendo chorré
que ¡son mis ojos dos soles
vamos viviendo chorré”.

Si racconta che i Caracoles di Tío José si cantassero in maniera più posata e solenne rispetto alla versione giunta fino ai nostri giorni.
Conosciamo inoltre anche l’origine della letra sopra esposta basata sul pregón de “La castañera”. Il 3 aprile del 1843, debutta nel Teatro del Príncipe de Madrid, l’operetta in un unico atto “Jeroma La Castañera”, con letras dell’attore Mariano Fernández e musica di Soriano Fuertes. Matilde Diez interpretò con molta grazia il ruolo di castañera rendendo popolare la famosa canzone di cui riportiamo il testo:

“Aunque vendo castañas asás
aguntando la lluvia y el frío
con mi moño y medias calás
soy la reina para mi querío
“Regordonas” que se acaban
sin moneas se darán
carumbosa no me ganan
los usías de gabán”.

Poi fece la sua comparsa il cantaor Paco el Gandul (anche conosciuto come Paco el Sevillano o Paco Botas, 1840-1905) di Alcalá, che diede nuova vita a questo cante attribuendogli il compás e l’aire caratteristico delle Cantiñas.
A questo punto i Caracoles arrivarono a Madrid, attraverso i toreri Curro Cúchares e El Tato, i cui nomi compaiono nei versi.
Fu il leggendario cantaor Don Antonio Chacón (1869-1929) che allungò e completò il cante, apportando brillantezza, sapore e aire vivace. Per tutta Madrid Chacón rese popolari i Caracoles attraverso gli stessi versi che si cantano anche nei nostri giorni. Afferma Augusto Butler: “Il geniale cantaor riesumò questo cante ormai dimenticato riportandolo in vita e apportandogli alcune modifiche che ne migliorarono la qualità artistica. Si può affermare che  “madrileñizó” alcuni versi della copla originale“.
Infatti la famosa letra “Como reluce /la gran Calle de Alcalá…” (celebre strada di Madrid) in origine diceva “Cómo reluce / Santa Cruz de Mudela…” che si riferiva al cambio del treno che i passeggeri che viaggiavano da e per l’Andalusia dovevano fare alla stazione di Santa Cruz de Mudela, appunto.

Come avviene per tante varianti delle forme basiche del cante, quello por Caracoles si ascolta poco al giorno d’oggi. José Menese, che si impegna nel riscattare cantes dimenticati, è uno dei pochi che continua ad includerlo nel suo repertorio. Come hanno fatto anche Naranjito de Triana, Chano Lobato e la giovane cantaora Rocío Márquez:

La parola agli studiosi…
Hipólito Rossy
:La musica sinceramente non è niente di speciale. E’ un vero miracolo se c’è qualcuno che si è messo a ballarla, nonostante il suo ritmo variabile e il compás incerto… Il successo dei caracoles consiste nel fatto che piace a chi non si intende di cante jondo, ovvero la maggior parte del pubblico, e per questo gli artisti lo includono nei loro repertori“.

Molina e Mairena considerano questo cante “ingannevole e rivolto alla massa qualificandolo come “superficiale, nascondendo la frivolezza dei suoi contenuti attraverso un groviglio di arabeschi e fioriture più consone ad una canzone che al cante flamenco“.

Ma non tutti gli esperti sono dello stesso parere degli autori sopra riportati e così afferma Fernando Quinones: “…galanteria, umorismo, insolenze e espressioni di affetto proclamano attraverso il cante de los caracoles la gioia di vivere e la forza della vita stessa. Il suo compás è vivo e misurato al tempo stesso, il suo spirito giovane, vigoroso, fresco come una mattina di maggio e, come essa, pieno di luminosità“.

Per ulteriori approfondimenti:

Fonti Web:

Bibliografia:

  • R. Molina y A. Mairena – Mundos y Formas del Cante Flamenco.
  • Hipólito Rossy – Teoría del cante jondo, Credsa, Ediciones y Publicaciones, 1a, Barcelona 1966

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