Villancicos flamencos

Gloria al recien nacio ¡Gloria! Y a su bendita Madre Victoria. Gloria al recien nacio ¡Gloria!

Cante: La Macanita y la Zambomba de Jerez
“Villancico del Gloria”

Los caminos se hicieron
con agua viento y frio
caminaba un anciano
muy triste y afligio

La gloria
a su bendita madre Victoria
gloria al recien nacio gloria

Llegaron a un meson
para pedir posada
y el mesonero ingrato
iba y se la negaba

La gloria
a su bendita madre Victoria
gloria al recien nacio gloria

Yo no doy posada
yo no doy posada
a las dos de la noche
la mujer embarazada

La gloria
a su bendita madre Victoria
gloria al recien nacio gloria

Si es que traes dinero
toda la casa es tuya
pero si no lo traes
no hay posada ninguna

La gloria
a su bendita madre Victoria
gloria al recien nacio gloria

Y desde alli se fueron
a un portal recogio
entre el bue y la mula
nacio el Verbo divino

La gloria
a su bendita madre Victoria
gloria al recien nacio gloria

In questi giorni, come ogni anno, si comincia a respirare un’atmosfera natalizia caratterizzata da un genere musicale chiamato “Villancico”. È certo che poche persone conoscono l’origine di queste melodie che, anno dopo anno, accompagnano i nostri giorni di festa. In origine il Villancico non presentava contenuti religiosi. Erano canzonette semplici che riflettevano la vita nelle “villas” e parlavano dei fatti che accadevano nelle diverse regioni e venivano cantati durante le feste. Tra tutti essi si diffuse con più forza quelli che parlavano del Natale, arrivando così fino ai nostri giorni.
E il flamenco, inevitabilmente legato al folclore andaluso, non poteva non far proprie queste particolari melodie dando origine ai “Villancicos flamencos“, che insieme alla Saeta ed ai Campanilleros, costituiscono un gruppo di stili con riferimento religioso. I Villancicos flamencos rappresentano il genere natalizio per eccellenza e vengono infatti interpretati frequentemente durante il mese di Dicembre, soprattutto a Jerez de la Frontera e Cadice, ma anche a Granada e Siviglia. Proprio a Jerez e a Cadice è in voga la “Zambomba flamenca“, una sorta di riunione dove la collettività si ritrova per intonare questi canti natalizi.
I Villancicos flamencos non si caratterizzano per elementi melodici o ritmici determinati, ed il processo di “afflamencamento” è basato sul “mettere” la letra di un qualsiasi Villancico popolare nello stile flamenco adeguato, solitamente festero, che sia por Tangos, Tanguillos, Rumbas o Bulerías. Sembra che l’artefice di questo processo di “afflamencamento” sia stato il prolifico e ispirato cantaor jerezano El Gloria.
In questa sede focalizzeremo (ovviamente) la nostra attenzione sui Villancicos flamencos, escludendo dalla nostra analisi quelli strettamente folclorici.

Musica, tonalità e compás
I Villancicos flamencos come detto, non presentano un’uniformità ritmica e melodica, in quanto il compás e la tonalità dipendono dal palo flamenco dal quale sono stati “contaminati”.

Di solito vengono cantati in famiglia o in feste private, dove i partecipanti accompagnano i canti con strumenti musicali tipici come zambombas (tipici strumenti di cui parleremo più avanti), tamburelli, bottiglie, barattoli e qualsiasi cosa che possa emettere un suono per tenere il ritmo.

Cante e letras: struttura e caratteristiche
La forma poetica di questi canti è influenzata da alcune composizioni della tradizione mozarabica, come lo Zéjel, che alternava strofe cantate da un solista con un estribillo a coro, e che a sua volta dette origine ad altre forme come la Cantiga de estribillo o la Cantiga de refram galaico-portuguesa, tutte composizioni che vedono la presenza di diverse strofe intervallate da ritornelli cantati in coro.
La struttura di base del Villancico è quindi formata da due elementi: l’estribillo e le coplas, sebbene la struttura sia molto variabile sia nel numero di versi che nella rima o nell’alternanza fra estribillo e coplas. I versi sono generalmente composti da sei o otto sillabe e il canto solitamente comincia con un estribillo di apertura, costituito in genere da tre o quattro versi che si ripetono durante il canto.
Una forma poetica imparentata con il Villancico è la “letrilla” che nel secolo XVI indicava qualsiasi poema con estribillo, e che generalmente presenta carattere satirico.
Di solito la letra o copla viene intonata da un solista mentre l’estribillo viene cantato dal coro, elemento fondamentale nei Villancicos; altre volte vi è solo il coro o solo la voce solista, ma è meno frequente.

Classificazione
Dopo un attento ascolto delle tracce riscontrate nella nostra discografia (una cinquantina circa, un campione abbastanza significativo) abbiamo deciso di classificare i Villancicos flamencos, per quanto possibile, in base alle diverse zone geografiche in cui sono maggiormente diffusi. Ogni zona geografica è caratterizzata infatti da un diverso “sapore” melodico e ritmico anche se, ovviamente, i confini non sono mai netti e definiti.

Un pò di storia…
Il Villancico è una delle manifestazioni più antiche della lirica popolare castellana che in origine consisteva in una breve canzone strofica con ritornello, che era solito avere lo schema ABCCAB. La melodia principale era destinata ad essere cantata da una sola voce accompagnata da due o tre strumenti.
Le prime fonti documentate nella quale appare la parola “villancico” si trovano nel “Cancionero de Stúñiga” (ca. 1458) e nel “Chanssonier d’Herberay” (ca. 1463); successivi sono il “Cancionero de la Colombina” e il “Cancionero musical de Palacio“. Juan del Encina, alla fine del XV secolo, fu l’autore più rappresentativo di questo genere; nelle sue composizioni utilizzava il ritmo binario e per quelle opere che avevano tematica popolare utilizzava invece il ternario. Il Villancico in quest’ epoca era già una forma musicale e poetica che alternava coplas con estribillo.
È nel secolo XVI che le autorità ecclesiastiche iniziano a ritenere opportuno e conveniente introdurre nella liturgia composizioni in castellano in modo da far avvicinare il popolo alla fede cattolica; il Villancico quindi, poco a poco, cambia le sue tematiche passando dall’amore di corte e da avvenimenti di carattere bucolico a tematiche di tipo religioso e viene quindi intonato durante le principali feste liturgiche a partire dal XVII secolo. 
I Conservatori però si mostrarono da subito contrari alla diffusione dei Villancicos, che durante il XVII secolo proliferavano negli ambienti religiosi/popolari. Proibizioni che si basavano sul fatto che i Villancicos trattavano con leggerezza le tematiche religiose: erano canzoncine che illustravano in forma di dialogo momenti della nascita di Gesù, come ad esempio la sorpresa dei pastori di fronte alla sua nascita. E con il trascorrere del tempo queste canzoncine  furono contaminate sempre di più dalla satira del tempo diventando un ottimo pretesto per deridere alcuni famosi personaggi dell’epoca.  Musicalmente parlando il Villancico del XVII assume una maggiore complessità strutturale, con l’aggiunta di voci che diventano fino ad otto distribuite in due cori disposti in zone diverse della cattedrale e accompagnati da strumenti quali l’arpa, il contrabbasso e l’organo.

Il popolo andaluso ha sempre celebrato il Natale al suono della zambomba, un rustico strumento formato da una specie di orcio chiuso da un lembo di pelle o da una tela ben tesa, con al centro un bastone che quando è strofinato produce un suono rauco, che insieme ai tamburelli, ai sonagli di lattine e alle bottiglie di grappa strofinate con un cucchiaio, crea un ambiente festoso, allegro e scherzoso a cui parecipano dai bambini ai più anziani, cantando e suonando tutti all’unisono.
L’impresa di far suonare questi strumenti è piuttosto difficile, poiché si da il caso che la zambomba abbia dimensioni molto grandi. Una copla dice: “La Zambomba tiene un diente/ y el carrizo tiene dos/ y la niña que la toca/ come torta y alfajor”.

In questo video possiamo capire come viene costruita:


La maggior parte dei Villancicos che si cantano nella notte di Natale possono provenire dai giochi pastorali e sacri che si componevano nei conventi e nelle chiese durante la Pasqua; altre volte provengono da Tonadillas profane vecchie e nuove di cui ricordiamo quelli degli Autos de Calderón, e i dialoghi fra Satana e l’Uomo: “Esta noche nace el Niño / es mentira que no nace / estas son las cerimonias / que todos los anos hacen”.
Si cantano nella maggior parte dell’ Andalucía, ed è Jerez de la Frontera il paese nel quale ha avuto più presa la Zambomba Flamenca, che in seguito ad alcuni anni di decadenza all’inizio degli anni ’50, ha sperimentato un nuovo ritorno in pista soprattutto nelle Peñas Flamencas, divenendo una festa collettiva dove si cantano in coro, nel frastuono generale, i Romances andalusi popolari, così come anche testi comici, ironici e le situazioni di povertà e divenendo spesso confessioni della propria condizione di vita. Come ad esempio: “Yo le llevo de regalo / al Nino que esta en la cuna /lo que buenamente puedo / porque no tengo fortuna”.
È difficile determinare il momento preciso del suo “afflamencamento” ma siamo nel secolo XIX nel barrio di Santiago di Jerez de la Frontera, nucleo gitano e cantaor per eccellenza, dove payos e calés si riunivano nei patios dai primi giorni di Dicembre, cantando al compás di Bulerías e Tangos, cantes propri dei gitani de Jerez.
Uno dei cantaores, Ramón Gómez Antúnez, mette a compás di Bulería i Villancicos , e fra questi quello più famoso e conosciuto in tutta la geografia flamenca, è quello che si rivela col seguente estribillo: Gloria al recien nacio / ¡Gloria! /y a su bendita /Madre Victoria /Gloria al recien nacio / ¡Gloria! Siamo di fronte al primo Villancico por Bulería.
Talmente grande fu il successo che ottenne il cantaor interpretando questo Villancico, che gli valse il suo nome artistico di “El Niño Gloria”. Il Villancico non è che una storia narrata, che messa por Bulería va quindi a costituire un Romance por Bulería, stile che però acquisisce una propria identità per il contenuto religioso e per un determinato stile canoro. Proprio El Gloria viene considerato il creatore di questo cante. La sua forma stilistica verrà seguita da più cantaores fra cui La Pompi, La Niña de los Peines, Pepe Pinto, el Sevillano. Vi sono poi altri due cantaores che coltivarono e ricrearono il Villancico flamenco; sono Canalejas de Puerto Real e Manuel Vallejo. Bisogna inoltre ricordare nell’anno 1935, lo spettacolo “Las Calles de Cádiz”, de La Argentinita, nel quale figurava El Gloria come altri cantaores de Jerez e Cádiz, così come lo spettacolo di Concha Piquer, con l’omonimo nome dell’artista, nel quale si rappresentava uno stile simile a quello della Noche Vieja, con Manolo Caracol.
Altri artisti che registrano e interpretarono questo stile furono: Manolo Vargas, Pericón de Cádiz, La Perla, La Paquera de Jerez, Manolo Mairena, El Sordera, Romerio de Jerez, Maria Vargas, Fosforito, così come altri hanno seguito la linea melodica e lo stile del suo creatore introducendo letras popolari.
A partire dagli anni cinquanta, sorgono nuovi stili di Villancicos, raccolti nel disco “Cantes andaluces de Navidad” nei quali si introducono palos come le Nanas, il Polo, il Romance del Ciego, lo Zoronjo gitano e la Cachuca por Bulerías, ad opera della cantaora Luisa de Córdoba e le chitarre di Manuel García de la Mata e José A. Jimenez, nel quale si include il cante por Farrucas di Adela Escudero, i cantes por Tanguillos, Alegrías e Tientos di Manolo Vargas, la Peteneras e la Malagueñas di Pericón de Cádiz, così come i Villancicos festeros, le Sevillanas e i Verdiales di Bernardo el de los Lobitos; Fandangos e Serrana di Pepe el Poli, Martinetes e Soleares di Pepe el Culata, tutto accompagnato dalla chitarra di Perico el del Lunar; si tratta degli ultimi dischi nei quali si riportano tutti gli stili di stampo Natalizio come quello registrato da Rosario López e Manolo Simón.

I Tablaos flamencos sono stati lo scenario nei quali i Villancicos flamencos hanno avuto la loro massima diffusione, come ad esempio il Tablao Zambra di Madrid.

Oggigiorno quando ci riferiamo alla parola “villancico” facciamo riferimento alla canzone di Natale che ha le sue origini in diverse culture popolari di più nazionalità. Il Villancico che possiamo ascoltare oggi può passare da una struttura melodica e armonica semplice, interpretata da voci in coro di bambini, ad una melodia elaborata e più complessa. C’è poi da dire, purtroppo, che nei nostri giorni i Villancicos sono stati impiegati anche per fomentare la corsa al consumismo tipica del periodo natalizio: a partire dal mese di novembre, infatti, molte pubblicità utilizzano la musica dei Villancicos per far presa sui consumatori.

La parola agli studiosi
Benito Mas y Prat, nel 1866, fece un’interessante descrizione della Zambomba, nella rivista “La Ilustración Española y Americana”: “La Zambomba è la regina della festa ed è ciò che dà alle notti di Pasqua e a quelle di Natale il marchio distintivo. Essenzialmente si tratta di uno strumento fatto in casa, alla portata di tutti, e fa sentire la sua voce in una bettola allo stesso modo che nella cucina di una famiglia bene. Il secchio di un mulino, un vaso di foglie seccate dai venti traditori di dicembre, un’anfora di Triana con i suoi manici lucidi pitturati da un artigiano,  insomma qualsiasi contenitore la cui ampia bocca si presti a sostenere un pezzo di pelle o di pergamena, può perfettamente servire in questi casi. La canna, che ha dimenticato i meravigliosi pomeriggi estivi in cui guardava scorrere l’acqua e i passeri e i cardellini mentre facevano l’amore, si ritrova agghindata di sonagli, di lacci colorati e campanellini dorati, cosparsa senza sapere come né quando di tutti i privilegi di don Pedro il Crudele, che rifuggì dalle mani degli antiquari più affettati.”

Pepe Marin: Ci sono poi altre letras (strofe) che vengono utilizzate in molte circostanze per identificare meglio un particolare Villancico oppure dei temi che magari non fanno alcun riferimento alla commemorazione in questione, anzi, al contrario, avendo una tematica palesemente erotica, sembrerebbero contrari a questa festa, e così pare; però quando noi andalusi cantiamo i Villancicos nei chiostri non è possibile pensare che queste strofe siano cantate con malafede. Una scintilla di picaresco e di doppio senso in una frase possono far sembrare, al più profano, che il contenuto di quello che si sta cantando possa non sposarsi con quello che è il motivo del canto”. 

Per chi volesse approfondire:

Fonti web e Bibliografia:


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: