Vengo de mi Extremadura…

extremadura_big

…Yo vengo de mi Extremadura
ay de ponerle a mi caballo …anda olé
ay de plata la herradura, le le le

ovino
I Jaleos ed i Tangos extremeños costituiscono parte fondamentale ed essenziale del Flamenco. L’eco del flamenco andaluso arriva in Extremadura, dove i gitani erano concentrati nella Plaza Alta de Badajoz, a Mérida, a Almendralejo, Zafra e Villafranca de los Barros, convertendo queste sonorità in Jaleos e Tangos extremeños;  stili che vanno a costituire quello che possiamo chiamare il “cante gitano-extremeño”
 
porrinaTra i maggiori esponenti possiamo ricordare José Salazar Molina Porrina de Badajoz, la voce più bella del cante gitano extremeño, e la sua famiglia; suo figlio Juan Salazar, uno dei chitarristi con il suono più puro, suo fratello Gonzalo, che cantava squisitamente di tutto, il cognato Musiquina e Eugenio de Badajoz; Ramón el Portugués e El Guadiana, Azúcar Moreno e Los Chunguitos. Ancora di Badajoz sono: El Peregrino, simbolo del baile gitano mascolino, La Marelu, Remedios Amaya e Manuela Carrasco, Alejandro Vega, Romillero  e la Caíta o Kaíta, David ed el Nene, chitarristi straordinari…
Ricordiamo la famiglia dei Verdinos, di Mérida, veri guardiani del compás. Juan Cantero, professionista e maestro in tutti i cantes. La famiglia Fatigas, di Almendralejo, le cui donne cantano in coro por Tango come nessuno al mondo. A Villafranca, il gran Antonio el Camborio, artista geniale e completissimo e la Tía Tijeras, legittima rappresentante di quelle gitane che in maniera intuitiva dominavano i più reconditi segreti della chitarra. E poi i figli di Rafael Vargas. A Miajadas, Bernardo Silva Carrasco, El Indio Gitano, incredibile cantaor por Soleá e Seguiriyas. A Zafra, c’è Inés Salazar, della familia dei Tóvalos, cantaora por Jaleo e Bulerías. Sempre a Zafra nacque Juan Antonio Santiago Salazar da tutti conosciuto come Enrique El Extremeño. A Zafra vive Paco Suárez Saavedra, professore di musica, direttore d’Orchesta e instancabile divulgatore del flamenco. Sua moglie possiede una delle voci più belle del cante di Extremadura. E Miguel Vargas di Mérida, senza dubbio il chitarrista più geniale di Extremadura.

plazaaltaLa Plaza Alta di Badajoz è stata recentemente ristrutturata. È stata per molti anni il centro della città, era precedentemente conosciuta semplicemente come Piazza Pubblica o semplicemente La Plaza. Porticata in gran parte, sotto i suoi archi si celebrava il mercato. Fu ugualmente luogo di celebrazioni, riunioni e feste di ogni tipo. Dal 1899 fino al 1970 vi si tenne il mercato del ferro. La Plaza ha due zone chiaramente distinguibili: verso nord e l’ Arco chiamato del Peso o Mirador de la Ciudad la parte più antica, con influenze medievali; verso Sud e l’Arco del Toril la parte più moderna.  Nei dintorni si trovano La Alcazaba, l’ Ayuntamiento Viejo, le Casas Coloradas, le Casas Mudéjares o la Torre de Espantaperros.

Plaza Alta
la plaza de los gitanos
donde se cantaba el Porras
con su primito hermano

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Delegazione De Palo en Palo a Badajoz, Marzo 2013

Juan Cantero dice: “I Tangos extremeños sono sempre stati cantati a Badajoz, nella Plaza Alta”. Ed è  qui che il Tango extremeño ha preso forma e ha dato vita  a stili e melodie. Perché? Bisogna vederla per capirlo: Una piazza restaurata, oggi monumento di Badajoz, ma che ancora porta il profumo e l‘aire di quei Tangos. Se dopo ore di viaggio, come successo alla delegazione di De Palo a Marzo di quest’anno, ti fermi al centro della piazza, ti siedi col tuo pranzo al sacco e te la godi, capisci che quel viaggio di 3 ore e mezzo da Jerez questa piazza se lo meritava tutto. Non è giusto parlare di sentimento, di cultura, di comunicazione rimanendo fermi davanti al nostro computer; per quest ragione siamo andate direttamente in questi luoghi per poterli capire. In mezzo a quella piazza abbiamo vissuto il momento di ritrovo familiare, i panni stesi al sole, i bambini che giocano, le donne che si siedono sotto un portico a cantare in coro i loro Tangos e gli uomini che tra sguardi fuggenti tentano di avvicinarsi a loro. La Piazza, un punto di ritrovo, un luogo dove comunicare, un posto a cielo aperto, sotto le stelle, dove riposare, bere, mangiare, condividere con i propri affetti quei momenti della vita che rendono speciale la vita di tutti…questa è Plaza Alta!

barriogurugujpgEl Gurugú, è un barrio della città di Badajoz, capoluogo di provincia dell’Extremadura situato al margine destro del fiume Guadiana, zona nord vicino alla stazione dei treni. È anche conosciuto come Nuestra Señora de la Asunción, per la parrocchia che vi fu costruita negli anni 50. Attualmente include anche le urbanizzazioni di Los Colorines, La Luneta, El Grupo Sepes, Marchivirito e la Plaza Nicolás Díaz Pérez. Si trova fra i Cerros de San Cristóbal e quello di Orinaza. La topografia è piuttosto irregolare e appartiene all’area che circonda la città di Badajoz anche chiamato “La Corona de Espinas”. Agli inizi questo barrio arrivava fino al confine con la zona nord-est portoghese mentre al margine destro terminava verso di terreni di Plan Badajoz.

Somos de la Luneta y no lo negamo,
Sacamo lo muebles y no lo pagamo…

ocupacion-agraria-en-badajozPare che intorno al 1900-1910 la gente iniziasse a costruire case in questa zona nonostante fosse proibito. Le case venivano distrutte di giorno e ricostruite di notte, così per molti anni. Nello stesso periodo in Africa, si tenevamo diverse rivolte nel monte Gurugú, del quale si parlava molto in tutta Spagna. È così che si pronuncia la frase che darà nome al quartiere :”Esto es peor que El Gurugú“. In seguito sarà il generale Macón a dare il permesso di costruire case stabili. Molti costruiranno per vendere, altri per vivere. La costruzione è anarchica fino al 1925 quando inizia una forte immigrazione e il quartiere cresce in forma più ordinata. Il primo nome ufficiale del barrio è Francisco Ferrer Guardia. I vicini si dedicano principalmente ai lavori agricoli, ai cantieri o al contrabbando di caffè e tabacco. È durante la República che si cambia il nome da Francisco Ferrer a “Gurugú”. Durante la guerra e il postguerra il quartiere prospera tantissimo. Il contrabbando si converte nella principale fonte d’ingresso. La precaria situazione economica e la vicinanza del principale centro di distribuzione della penisola, Campomayor, convertì la professione di contrabbandista nel principale sostegno del quartiere. Il prodotto principale era il caffè ma si trafficavano anche tabacco, lana, galline, uova, e addirittura aspirine. Il caffè era di terza/quarta scelta, il più economico; erano conosciute diverse marche di caffè: Camello, Barco, Cazador, Cubano: tutti in grani. Era un occupazione dura e pericolosa. Alla fine del franchismo il quartiere soffrirà una forte migrazione e riceverà migranti dei villaggi vicini. 

Himno del Gurugú

De la bandera extremeña, es el color de mi barrio, el verde de la esperanza, el blanco de su pureza, y el negro de su pasado.

ESTRIBILLO: El Gurugú tiene sueño no dejemos que se duerma uniendo todas las manos gritemos de corazón: ¡Gurugú, Gurugú, despierta!

La paloma de la paz, a nuestro barrio ha emigrado y se siente tan segura y se siente tan segura que hasta come en nuestras manos.

Gurugú tú no te calles nunca demuestres flaqueza que si hablando no te escuchan que si hablando no te escuchan tienes que gritar con fuerza.

Letra de Paquita Resmella

artistas_badajozBadajoz conta approssimativamente 40 peñas flamencas, e il lavoro promosso da questa città per il Flamenco è considerevole. L’evento flamenco più importante a Badajoz è il Festival “Porrina de Badajoz” organizzato annualmente nel mese di Giugno, consolidato e riconosciuto come uno dei migliori di Spagna e ottimo trampolino di lancio per i giovani della quale hanno usufruito Esther Merino, Francis Pinto, Joaquín Muñino, Juan Carlos Sánchez, Francisco Escudero e Óscar González. Altre figure pacenses consacrate sono Miguel de Tena, Pedro Peralta, Raquel Cantero, Pedro Cintas, “El Madalena” e Paulo Molina. Al toque distaccano Francís Pinto, Perico de Paula, Juan Manuel e Joaquín Muñino. Al baile, l’Extremadura ha avuto i suoi geni come La Parreña, El Peregrino, Jesús Ortega, Maite Olivares e Eva Soto.

Nel Concurso Nacional de Cante Extremeño si enfatizzano i canti di questa terra così come le creazioni personali  dei cantaores extremeños. Fra i palos propri ricordiamo oltre ai Tangos e  Jaleos de la Plaza Alta, il Fandango di Pérez de Guzmán, il Fandango de Manolo de Fregenal, il Fandango de Porrina de Badajoz e la Taranta de Pepe el Molinero.

Fonti web:

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