Granada e il flamenco

Spettacolo di flamenco in una cueva del Sacromonte

La provincia di Granada rappresenta in sé per sé un unico grande itinerario flamenco. È proprio qui, ad esempio, che possiamo ripercorrere le orme del maestro Don Antonio Chacón, che visse a Granada per un lungo periodo alla fine del XIX secolo. Il maestro è autore di due degli stili più rappresentativi di questa zona: la Granaína e la Media Granaína. La Granaína, come il Fandango, si intonava a Granada nei suoi giorni di festa. Nel giorno de La Cruz si cantava:

La Campana de la Vela

“La Cruz bendita de mayo,
La celebran aquí todos;
Yo quisiera celebrar
La cruz de mi matrimonio”

No se olvida los requiebros amorosos:

“Dentro de mi pecho tengo
Una arquita con dos llaves;
Ábrela y métete dentro,
Que tu sola cabes.”

Oppure ricordiamo la “Campana de la Vela”:
“La campana de la Vela
Despierta a los segadores;
Y a mi también me desvela
Al pensar en tus amores.”

A Granada ogni festività è occasione per ballare e cantare. Le coplas parlano della città: alludono ai suoi fiumi, alle sue piazze, alle sue strade, ventas, taverne e come no, alla sua Vírgen de las Angustias e al suo San Miguel del Cerro:

La Virgen de las Angustias

“Dos cosas tiene Granada
Que le envidia el universo:
La Vírgen de la Carrera
Y San Miguel en el Cerro.”

Famose furono le Granaínas di África Vázquez, cantaora portentosa:

“Viva Graná que es mi tierra,
Viva el puente del Genil,
La Vírgen de las Angustias,
La Alhambra y el Albaicín.”

Le Granaínas di África Vázquez facevano quasi sempre riferimento a Granada. La maggior parte di esse sono andate dimenticate, ma grazie ad Antonio Chacón, che la sentì cantare al Café del Burrero, molte di queste furono riproposte e poterono così arrivare fino a noi. Chacón elevò questo cante a livelli di maestria sublime registrandolo in due occasioni, una di queste con la letra della “Virgen de las Angustias, Señora de la Ciudad del Darro y del Genil”:

“La que vive en la Carrera,
La Vírgen de las Angustias,
La que vive en la Carrera,
Esa señora lo sabe
Si yo te quiero de veras,
Si yo te quiero de veras.”

Federico García Lorca

Un altro personaggio legato intrinsecamente al flamenco granadino è il poeta Federico García Lorca, che attraverso la sua produzione letteraria ci ha lasciato una vera e propria eredità flamenca, come l’idea del “duende” o la tematica della “cultura en la sangre”. Il paese dove l’artista nacque, Fuente Vaqueros, merita una visita da parte del turista che potrà impregnarsi dell’ambiente che fu ispirazione del geniale autore. Vicina a Fuente Vaqueros, nella località Valderrubio, nella quale Lorca si trasferì da giovane con la sua famiglia, si celebra nella Casa-Museo del poeta, il Festival di Flamenco di Valderrubio.

Per gli appassionati dei canti popolari si raccomanda l’itinerario che collega paesi come Montefrío, Iznájar o Algarinejo nella zona del “Poniente Granadino”. In queste località è forte la tradizione dei canti di lavoro e delle varianti del cante por trilleras. Un appuntamento importante della zona è il festival della Volaera Flamenca, nella località di Loja. Altri festival sono quello di Ogíjares, vicino alla capitale, e il festival di Salobreña, nella zona della Costa Tropical, conosciuto come Festival Flamenco Lucero del Alba.

Sacromonte

Ma è nella meravigliosa Granada che il flamenco diviene meta di pellegrinaggio: i quartieri del Sacromonte e dell’Albaicín vengono considerati come autentiche “Mecche” dove andare per impregnarsi della Roa e della Zambra, nome che identifica oltre alle danze, gli spettacoli dei gitani nelle caverne del Sacromonte e le stesse case in cui hanno luogo. A pochi metri da queste cuevas si trova l’Auditorio Municipale de la Chumbrera, che oltre ad ospitare il Centro Internazionale di Studi Gitani, serve da scenario per il Patrimonio Flamenco, un ciclo di recital che si celebra durante tutto l’anno e che si mette in scena nell’Alhambra. Nell’Albaicín si trovano molte associazioni come quella de La Platería, la più antica di tutta la Spagna. In queste associazioni si può assistere a numerosi recital flamencos. Nell’Albaicín molti artisti famosi come Enrique Morente, Juan Carmona o la famiglia dei Montoya, sono soliti riunirsi nelle taverne, come quella di Jaime el Parrón. In questo quartiere si celebra anche il Festival di Flamenco dell’Albaicín.

Il Sacromonte è uno dei quartieri più pittoreschi e genuini di Granada, famoso soprattutto per le sue grotte (le cuevas) ed il suo spirito flamenco. Situato di fronte all’Alhambra, questo quartiere tipicamente gitano, patria di artisti e bohémien, affascina per la sua personalità e per la bellezza dei suoi paesaggi. Le cuevas, con le loro pareti dipinte in calce bianca, sono le abitazioni tipiche del Sacromonte, caratterizzato da stretti vicoli e piazze irregolari. Non è chiara l’origine di queste grotte, che spesso sfuma nella leggenda: sembra però che iniziarono ad essere scavate nella collina attorno al XVI secolo, quando ebrei e musulmani furono espulsi dalle loro case, seguiti successivamente dai gitani. Al trovarsi all’esterno delle mura della città, queste singolari abitazioni scavate nella roccia, rimasero sempre fuori dal controllo amministrativo.

Il museo delle grotte del Sacromonte

Nel museo delle grotte del Sacromonte, si ha l’opportunità di vedere come sono le grotte al loro interno e di conoscere l’evoluzione e la storia del quartiere. Si è recuperato l’aspetto originale che le grotte possedevano secoli fa, attraverso l’arredamento, le decorazioni e gli utensili dell’epoca. In Spagna ci sono altri posti caratterizzati da queste particolari abitazioni, e in Italia è possibile vedere qualcosa di molto simile nella bellissima Matera, in Basilicata. La visita al museo del Sacromonte dura all’incirca un’ora.

È nel  Sacromonte di Granada che nasce la Zambra. Ci sono numerosi tablaos, zambras e grotte dove poter assistere agli spettacoli e in alcuni di questi posti è possibile cenare. Il piatto tipico del quartiere è la tortilla del Sacromonte, una succulenta frittata elaborata con le cervella fritte di capra alla quale si aggiungono noci, piselli, patate, prosciutto o peperoni.

Una terra conservatrice, creativa e creatrice di forme flamenche che rimandano all’epoca nazarí (dei Sultani Nasridi), quando gli arabi dominavano la città. In testa a tutto ci sono i gitani del Sacromonte, che furono, non sappiamo esattamente quando, i primi a “commercializzare” i loro cantes e bailes. “Grazie alle sue Zambras – scrive José Luís Navarro in Cantes y Bailes de Granada – possiamo ricreare la Cachucha, la Arbolá/Alboreá e la Mosca, i cui suoni e movimenti, se non fosse stato per loro, sarebbero scomparsi”. Quelle geniali bailaoras del mitico Camino del Monte Sacro arriveranno a dar forma, attraverso i loro Tangos, ad un baile pieno di sapore moresco: la Zambra, che oggi è parte degli stili del flamenco.

L’Alhambra

L’Alhambra, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1984, evoca i più diversi aspetti della cultura granadina, baluardo del sultanato islamico di al-Andalus, los Banu Nasr o Nazaríes (1238-1492) ed emblematica collina avvolta nelle più diverse leggende e storie. Di “lei” scrisse Alejandro Dumas: “Dio fece la Alhambra e Granada, perchè possa farne un giorno, nel caso si stancasse, la sua dimora”. La fortezza fu anche motivo di ispirazione in un venerdì santo del 1940, per don Juan Valderrama Blanca, artisticamente conosciuto come Juanito Valderrama, che riferendosi alla venerata immagine di “Nuestra Señora de las Angustias de la Alhambra”, disse:

Las fuentes de Granada/cómo lloran al paso de la Vírgen/en la noche callada– (Recitato) – e al quale segue questa Saeta:

“A tu paso por la Alhambra
Las flores se ponen mustias
Y lloran los surtidores
Al ver tu cara de Angustias”.

Questa servì a sua volta d’ispirazione ad alcuni dei più grandi cantaores fra i quali: Manuel Jiménez e Martínez de Pinillos, “Manuel Vallejo” che rese famosissima la sua Media Granaína accompagnato dal grande don Ramón Montoya:

“A donde yo te conocí
Sé que se llama la Alhambra.
A donde yo te conocí
Y si a mi alcance estuviera,
Allí me iría a vivir
Contigo de compañera”.

Molti gli artisti che si sono fatti ispirare da questo luogo, fra i quali: José Cepero, Cojo de Málaga, Aurelio de Cádiz, Tomás Pavón, Niña de la PueblaNaranjito de Triana, Luís de Córdoba, Maite Martín, Calixto Sánchez, Manuel Ávila, Mercedes Hidalgo; senza dimenticare un cantaor che, pur non essendo granadino di nascita, lasciò un ricordo speciale dei Cantes de Granada, Manuel Celestino Cobos  nato a Jerez de la Frontera,  e conosciuto come Cobitos de Graná, che evocando la fortezza islamica e ricordando il cante di Frasquito Yerbagüena” cantava:

“Porque me gusta el oír,
Quiero vivir en Graná,
Porque me gusta el oír
La campana de la Vela
Cuando me voy a dormir”.

Per tornare invece al grande Antonio Chacón, anch’egli s’ispira contemplando e ammirando la grandezza architettonica, pittorica e epigrafica che possiedono i palazzi e i giardini dell’Alhambra e del Generalife. Antonio Chacón, servendosi delle forme musicali del flamenco compose i migliori versi della terra sultana e cantò:

“¡Viva Graná, que es mi tierra!
¡Viva el Puente del Genil!
¡Viva Graná, que es mi tierra,
La Vírgen de las Angustias,
La Alhambra y el Albaicín!
¡Viva Graná, que es mi tierra!”

Plaza de los Aljibes

Questa e altre furono interpretate da Chacón durante il Concorso di Cante Jondo del 1922 in Plaza de los Aljibes.
Niente di strano quindi che i suoi Re ebbero la massima attenzione nel conservare questo sublime spazio artistico; fra questi ricordiamo Muhammad V, che tornerà a Granada dopo che il Re castellano don Pedro I dette la morte a Abu-Said “El Bermejo”, divenendo il gran Re dell’Alhambra. Più tardi saranno i Re Cattolici, come riporta Juan Antonio Vilar in Los reyes Católicos en la Alhambra, 1492-1500”, coloro che si incaricarono che la Alhambra fosse perfettamente conservata.

Non si può neppure trascurare il fatto che la Alhambra abbia goduto di un’immagine letteraria di grande impatto sin dal primo momento della sua costruzione. I poeti di corte adornarono le mura con versi volti ad elogiare questa architettura e attraverso questa, lo splendore del Sultano. Buona parte delle iscrizioni presenti sono riconducibili alla penna di tre poeti: Ibn al Yayyab (1274- 1349), Ibn al-Jatib (1313- 1375) e Ibn Zamrak (1333 -1393), che furono visir dell’Alhambra; questo spiega perché molte composizioni fossero lodi ai sultani o all’emiro di turno, lodi ad Allah o versi del Corano. Senza dubbio sarà a partire dal Romanticismo che la Alhambra diviene oggetto letterario, riconosciuta come il monumento più rappresentativo dell’arte musulmana. Al punto che oggi si parla di “Alhambrismo musical”, per circoscrivere tutte le composizioni ispirate alla Alhambra, e realizzate da compositori a livello internazionale. Citare tutti i poeti e gli scrittori che si sono occupati dell’Alhambra, risulterebbe complicato. Ne riportiamo qualcuno: René Chateaubriand – il primo a scoprire la Alhambra nel suo Itinerario da Parigi a Gerusalemme e Le avventure dell’ultimo Abencerraje; Washinton Irving, nel cui Racconto dell’Alhambra non solo descrive scene fantastiche della Alhambra dei Nasridi, ma anche il suo vissuto in quei luoghi, e ugualmente descrive scene di cantes, bailes e toques, con la particolarità di informarci di come i contadini  interpretavano i Romances tradizionali. Questi racconti influenzarono molto Teófilo Gautier che nel suo Viaggio in Spagna racconta non il luogo desolato che si narra nella storia, ma il posto della gioia dei sensi!; e ancora ricordiamo Vassili Botkine, André Gide, Juan Ramón Jiménez, José Luís Borges, Ángel Barrios, Joaquín Turína, Isaac Albéniz, Felipe Pedrell, Enrique Granados, Manuel de Falla, Enrique Fernández Arbós, Miguel Alonso e specialmente Mijail I. Glinka, che visita Granada fra gli anni 1845-1846. Spicca l’importanza di una figura come Ángel Barrios Fernández per il suo legame con la taverna “El Polinario”, di proprietà del padre, Antonio Barrios. Questa taverna si trovava al numero 43 della calle Real de la Alhambra, e si trovava sopra uno dei bagni arabi del XIV secolo. La “Taberna del Polinario”, grazie alla personalità del musicista Ángel Barrios, si converte in centro per riunioni e ritrovo delle avanguardie artistiche più di spicco del momento, arrivando ad essere, nella prima metà del secolo XX, ritrovo della chiamata “Generación del 27”. Nella Enciclopedia General de Andalucía, leggiamo: “Dato il carattere amabile di Ángel Barrios, e la sua condizione di musico colto, la sua pozione per l’arrivo e il soggiorno di Manuel de Falla, la sua amicizia con Federico García Lorca, coi fratelli Machado, e con Isaac Albéniz e Joaquín Turína, assisterà a grandi processi artistici e culturali”. In primo luogo si ricorda l’arrivo del Ballet russo di Serge Diaghilev a Granada nel 1915: si esibisce nel Teatro Isabel la Católica con una rappresentazione di Schérézade presso la Alhambra. In seguito ai momenti in cui Falla, Picasso, Diaghilev e Leónides Massine preparano “El Tricornio”, forma speciale del balletEl corregidor y la molinera”: sinossi della pantomima di Gregorio Martínez Sierra sulla novella “El sombrero de tres picos” di Pedro Antonio de Alarcón. Alcuni dei componenti del ballet assistono ad una serata nella Taverna del Polinario, in cui Ángel Barrios e García Lorca suonano la chitarra e “Papa Antonio” intona le più rancide e tradizionali coplas del Cante Jondo, mentre alcune ballerine scalze danzano come baccanti, e Thamar Kasarvina si inginocchia e, cingendo le braccia nude, esclama: “Quiero tener entre mis manos el corazón de esta fuente, para transportar sus latidos a mis danzas”. L’arte flamenca nel mondo soffre quindi un profondo cambiamento, che lo vedrà parte dei grandi ballet del mondo.

Manuel de Falla

Nel 1919 arriva a Granada don Manuel de Falla, che alloggia al numero 43 della Calle Real de la Alhambra, edificio oggi demolito, chiamato Carmen de Santa Engracia, di proprietà di Antonio Barrios “El Polinario”. Don Manuel ha una forte amicizia con il critico inglese John Brande Trend,  scrive Eduardo Molina Fajardo in “Manuel de Falla y el Cante Jondo”, e con il pittore Daniel Vázquez Díaz a cui fa visita frequentemente il critico musicale Adolfo Salazar. Queste “riunioni” porteranno come conseguenza l’idea di celebrare un concorso di cante; ed è così che nel 1922, la Taberna del Polinario e i protagonisti degli incontri  daranno vita con entusiasmo ad un processo di rivitalizzazione del Cante Jondo, opponendosi ai settori più conservatori della città. L’anima di questo concorso saranno niente meno che Falla e García Lorca, ai quali si aggiungono: Andrés Segovia, Miguel Cerón, Ignacio Zuloaga, Fernando de los Ríos, Fernando Vilchez, Ángel Barrios, Hermenegildo Lanz, Francisco Vergara, “Papa Antonio Barrios”, Manuel Jofré, Antonio Gallego Burín, Juan Ramón Jiménez, Conrado del Campo, Bartolomé Pérez Casas, Ramón Pérez de Ayala, Adolfo Salazar, Enrique Fernández Arbós, Aga Lahowska, don Antonio Chacón, Manuel Torre, La Niña de los Peines, La Macarrona… Il famoso Concorso di Cante Jondo, celebrato nella Plaza de los Aljibes, nei giorni 13 e 14 di Giugno 1922, rappresenta la maggiore rivalorizzazione dei valori culturali, letterari, e musicali che portano con sé i cantes flamencos. Lo scenario non avrebbe potuto essere più bello ! 

La Argentina

Nessuno può aver dubbi sul fatto che il primo ballet español arriverà per mano di Antonia Mercé “La Argentina” nell’anno 1929. La Argentina è la persona giusta per questo tipo di ballet, coniugando i bailes de escuela, appresi da piccola nell’accademia di suo padre, con l’arte flamenca che sentiva dentro di sé. A partire da questo momento la Alhambra ha accolto le compagnie di Vicente Escudero, Pilar López, Mariemma, Antonio, Rafael de Córdova, María Rosa, Antonio Gades, Mario Maya, con le voci di Antonio Mairena, Jarrito, Calderas de Salamanca, Fosforito, Antonio Ranchal, Manolo Mairena, Paquera de Jerez, Naranjito de Triana, Porrinas de Badajoz, Chano Lobato, Alfredo Arrebola, Carmen Linares, José Menese, Calixto Sánchez, Terremoto de Jerez, Antonio Nuñez el Chocolate, Sernita de Jerez, Jacinto de Almadén, Manolo Osuna, Fernanda de Utrera, testimoniando il valore culturale, estetico e musicale del flamenco e dando vita al Festival Internacional de Música y Danza de Granada nel 1952, grazie a don Antonio Gallego Burín. La Alhambra e l’Arte Flamenca sono quindi due realtà storiche, sociali, e fortemente legate l’una all’altra. 

È stata recentemente presentata la guida ‘El arte flamenco en Granada’, per conoscere tutti i dettagli e le ricorrenze che la città offre in relazione a quest’arte ancestrale.

Qui proponiamo un breve riassunto delle feste a Granada: 

  • 2 Gennaio: Día de la Toma: Si tratta della festa più importante della città. Ricorda la presa di Granada da parte dei Re Cattolici, in particolare quando a Santa Fé, il 25 Novembre del 1491, questi presero possesso de la Alhambra, simbolo del mondo arabo.
  • 5 Gennaio: Cabalgata de los Reyes Magos: Oggi la festa si svolge nella Capilla Real con una funzione religiosa che prevede, tra l’altro, lo sventolare del Pendón (lo stendardo), conservato al suo interno. Poi si continua con una processione che trasporta il Pendón fino al Municipio sotto il cui balcone principale lo stendardo si sventola per 3 volte ripetendo la formula: “Espana, Castilla, Granada, por los nclitos Reyes do Isabel y don Fernando”. Data la sua origine risalente al XIX secolo, è una delle feste più antiche della Spagna. Si tratta di una processione simboleggiante l’arrivo dei Re Magi nella città; parte dalla strada Rector López Argüeta per concludersi nella Plaza del Carmen, dove si trova il Municipio. A partire dal 1982 si inclusero nella Cabalgata personaggi e animali appartenenti al mondo del Circo. Inoltre il corteo prevede una sfilata di cavalli e cammelli e di carrozze da cui vengono lanciate caramelle e dolci durante tutto il tragitto.
  • 1 Febbraio: Festa di San CecilioIl 1 di Febbraio si festeggia la festa del Patrono della città, San Cecilio. La prima domenica di questo mese si celebra un Pellegrinaggio alla Abadia del Sacromonte. Questo giorno comincia con l’arrivo del corteo del Municipio presieduto dal Sindaco e per tutta la mattina si festeggia con vino, salaillas (pane salato tipico di Granada), musica e balli regionali.
  • La Settimana Santa: Come in tutta l’Andalusia, a Granada si celebra ogni anno l’emblematica festa religiosa della Settimana Santa, che nell’anno 2006 è stata dichiarata di interesse turistico nazionale. Si celebra per la prima volta a Granada probabilmente dopo la Reconquista, anche se le prime testimonianze del genere arrivarono solo nel 1573 quando si proibirono le confraternite che poi vennero autorizzate di nuovo dal 1611 fino ai giorni nostri. Infatti attualmente, dalla Domenica della Palme fino alla Domenica di Resurrezione, esistono 32 confraternite che sfilano con la loro processione passando per tutte le strade previste dal percorso: Calle Navas, Plaza del Carmen, Calle Reyes Catòlicos, Calle Mesones, Calle Marquèz de Gerona, Plaza de las Pasiegas, fino a dentro la Cattedrale. Questi i principali momenti della festa: Il Mercoledì Santo le immagini di José Risueo salgono all’Abadia del Sacromonte; questa salita popolarmente è chiamata “dei gitani” tra fiaccole e luci. Il Giovedì Santo la processione esce dall’ Albaicin e a mezzanotte dalla Chiesa di San Pedro del Cristo del Silencio; in questa sfilata, densa di religiosità, tutta la città resta in silenzio finché non subentra la tradizionale banda musicale. Il Venerdì Santo è il momento del Cristo de los Favores in cui migliaia di fedeli si incontrano alle 3 del pomeriggio nel Campo del Principe per recitare tre preghiere al Signore. Il Sabato Santo c’è l’uscita da Santa Maria de la Alhambra e il passaggio attraverso la Puerta de la Justicia.
  • 3 maggio: Cruces de Mayo: La tradizione della città di Granada testimonia che in questo giorno del 1625 si alzò una Croce di alabastro nel quartiere di San Lázar, seguita da grandi danze. L’Ayuntamiento di Granada (il Municipio) in quest’occasione, organizza un concorso delle Croci nelle piazze e per le strade delle città, in cui si mangiano le “salaillas” (pane salato) che sono il prodotto tipico e più caratteristico di Granada, accompagnate da un eccellente vino della costa.
  • 15 Giugno: Corpus Christi: Questa celebrazione si svolge dal 12 al 18 Giugno e riguarda la processione in onore del tabernacolo che conserva il Corpo di Cristo, portata avanti da tutte le parrocchie della città. Il mercoledì è il giorno di una celebrazione rivolta ai bambini e ai giovani, in cui è protagonista la Tarasca, un manichino sopra un dragone. Il giovedì invece è il grande momento della processione religiosa in cui, come vuole la tradizione, si erigono altari lungo il percorso della processione. Nella Plaza de Bibarrambla si espongono le Carocas: carri allegorici che in tono satirico ripercorrono i fatti più importanti accaduti durante l’anno. Una curiosità: durante il Corpus Christi avvengono anche 5 combattimenti di tori, nell’arena di Granada costruita nel 1880 in stile neo-mudejar.
  • 15 Settembre: Festividad Virgen de las Angustias. Patrona de la Ciudad. La devozione per la Vergine Maria ebbe luogo a partire dal XVI secolo, anche se ella venne dichiarata Patrona della città nel 1913. In questo giorno si svolgono due celebrazioni: quella propria del 15 Settembre dedicata ad un’offerta floreale davanti alla facciata della Basilica e quella dell’ultima domenica di Settembre in cui si svolge la popolare ed affollatissima processione. Inoltre questa festa è anche l’occasione per esporre nella Puerta Real, nella Plaza de Bibataubn e nella stessa strada della Vergine numerosi punti in cui si vendono i prodotti tipici della tradizione granadina, come le torte della Vergin. I venditori offrono pezzi di caa hueca che sono la delizia per tutti i bambini di Granada che aspettano con ansia questo momento della festa.
  • 29 Settembre: San Miguel. Nell’epoca della denominazione araba esisteva la leggenda, nel noto Cerro del Aceituno (anche detto Cerro de los Diablos), di un albero di olivo miracoloso perché riusciva in una sola volta a produrre tutti i suoi frutti. Dopo la conquista dei Cristiani questo luogo venne chiamato Cerro de los íngeles; qui si edificò un piccolo eremo in cui, per la prima volta nel 1673, si celebrò la messa. Anche se questa festa è una tradizione tipica del quartiere dell’Albaicín, ha comunque una forte influenza su tutta la popolazione di Granada.

Aggiornato in data 17 Novembre 2012

Fonti Bibliografiche e Web:


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